Il giardino in movimento a Villa Burba
Salvatica, Villa Burba Cornaggia Medici, Rho (MI), 2026
Leonardo da Vinci, tra i suoi numerosi appunti sulla botanica, scrive che “il pittore combatte e gareggia con la natura”. Un’azione, quella del restituire il contesto naturale attraverso l’arte o la riproduzione formale di essa, che ha accompagnato l’uomo sin dai primi tentativi di rappresentazione artistica. Del resto l’artista è sempre stato il portavoce di punti di vista necessari e, spesso, salvifici. Francesco Ciavaglioli dipinge la natura. Piante, fiori, erbacce, foglie, dettagli minuziosi di specie diverse, a volte qualche animale mescolato tra pistilli, polline, nuvole e cieli. Elementi che rappresenta in maniera ripetitiva, dichiarando così un’urgenza quotidiana che si identifica nella restituzione della natura come mezzo salvifico.
Il prezioso contesto di Villa Burba a Rho si fa contenitore di un percorso installativo accuratamente studiato e delicato dall’artista, che pone in dialogo una selezione di opere con gli spazi, interni ed esterni, della dimora appartenente al Comune. Il contesto diviene un ambiente dove il pubblico può osservare come il passato dialoga con il presente e come, appunto, la natura, sia capace di creare un filo conduttore che rende tutto omogeneo. Il lavoro di Francesco viene qui mostrato per la prima volta sotto diversi aspetti, anche quelli più intimi, dove pittura e natura procedono in continuità.
Salvatica. Una soglia da varcare.
Una staccionata in legno che chiude una porzione di natura può indicare un limite, una soglia da non varcare. Nella mostra personale di Francesco Ciavaglioli accade il contrario: il limite dipinto deve essere valicato. Questi elementi creati dall’uomo, tra i pochissimi che Ciavaglioli raffigura, sono cancelli che proteggono l’elemento principale trattato dall’artista, la natura. Una natura che va salvaguardata e che, nelle opere pittoriche di diverse dimensioni e supporti che compongono la mostra, viene ripetuta in maniera puntuale, quasi ossessiva. Francesco, infatti, fa immergere il pubblico in un percorso delicato dove le stanze della storica Villa dialogano con la pittura e, necessariamente, con la natura che sbuca dai diversi immaginari. Piante, foglie, fiori, ciuffi d’erba, porzioni di cielo, animali, vengono rappresentati sotto diverse forme e pattern. A volte hanno colori accesi e di impatto – arancioni, blu, viola –, altre più cupi e sottili. Sono elementi che l’artista dipinge ripetutamente in maniera verticale, orizzontale, in spirale. “Di qua, di là”, come recita uno dei titoli delle opere in mostra. Diverse specie di fiori e piante, l’Anthurium, le violette selvatiche, l’Agapanto, l’Iris, i fiori di Lillà, la Pervinca e la Petunia, la Valeriana Greca che si ripete all’infinito, il Tulipano, il Narciso, il Quadrifoglio, la Veronica Persica, o anche elementi come il polline, accompagnano il percorso attraverso i loro vividi e densi strati pittorici. È un “giardino in movimento”, commenterebbe Gilles Clément, uno dei teorici che Francesco Ciavaglioli legge e formalizza da tempo.
Il percorso della mostra. Un diario personale.
L’artista ha selezionato alcune stanze e saloni della Villa per mettere in mostra una densa parte della sua produzione artistica, restituendo allo spettatore non solo delle prospettive sulla natura “salvifica” rappresentata, ma anche una porzione preziosa di opere e disegni presi direttamente dal suo studio. Villa Burba diventa incubatore di materiale rigenerativo che dialoga anche con il suo parco esterno. Contiene un diario personale di tracce che, per la prima volta, vengono esposte con nuove modalità, scoprendosi al pubblico. È un omaggio alla pittura, alle sperimentazioni custodite nello studio di un artista, alle osservazioni sulla natura e, naturalmente, al contesto della Villa che ospita queste riflessioni. Salvatica è un percorso accurato, puntellato con equilibrio e chiarezza, per farci fare un po’ il punto della situazione attraverso la natura che convive con l’uomo, ma anche senza di esso.
La ripetizione delle forme.
Alla maniera degli artisti minimalisti americani, Ciavaglioli è quasi ossessivo nel mostrare le sue scelte. Al posto dei materiali industriali però, Francesco utilizza la pittura e colori vivi che provengono dalle svariate possibilità estetiche di uno stelo d’erba, in fiore, un pistillo, un cielo. Questa ripetizione diventa una modalità operativa del pittore: riconoscibile per l’energia stratificata dove più livelli – dai primi più grafici, netti, densi, a quelli successivi dove iniziano ad aggiungersi, frammento su frammento, ombre, luci, movimenti dei soggetti – si intersecano tra loro, restituendo l’urgenza di evadere dal contesto della tela. Ci sono anche lavori che mediano l’impatto del colore e le forme stilizzate in maniera più delicata: Polline, la serie degli Stagni, Erbe (2021), ad esempio, oppure il raffinato Giardino Velato (2021), dipinto di piccole dimensioni sui toni grigi e bianchi, dove Francesco Ciavaglioli dipinge in maniera sottile piccoli fiori – forse delle roselline – con le foglie delineate in spirale. Quest’opera è stata posta in dialogo con un elemento di Villa Burba come una traccia da scovare all’inizio della mostra e come segnale per il pubblico che deve assorbire ogni dettaglio installato, che è parte di un tutto. Alcuni ornamenti, arredi, elementi architettonici e decorativi della Villa, presentano soggetti naturali. A volte riprendono l’esotico, altre quella natura più cupa tipica della pianura padana. La natura leonardesca, fatta di rami che si intersecano sopravvivendo l’uno nell’altro, di nebbia e di tonalità più ombrose. Erbacee e fiori, “care compagne di viaggio” scriverebbe Stefano Mancuso, accompagnano il percorso.
Gli unici strumenti richiesti al visitatore sono lo sguardo e un po’ di introspezione.